La scrittura ci insegna che l’equilibrio è dinamico

Diciamoci la verità. Tutti vorremmo più tempo. Non mi riferisco tanto a una vita più lunga, ma a una vita più piena e meno frenetica. Una vita più equilibrata, in cui sfera privata e sfera pubblica non siano in conflitto tra loro.

Qual è la soluzione? Nessuna! Non esiste una soluzione, ma esiste un approccio il meno possibile catastrofistico alla faccenda. Un approccio che definirei creativo.

Cerchiamo di capire cosa intendo per “creativo” e come tutto ciò abbia a che fare con la “scrittura”, la scrittura creativa per l’appunto.

Allontaniamo subito un possibile fraintendimento: scrittura creativa per come la intendo non ha a che fare con la fantasia, l’immaginazione o l’estro; bensì con il “fare”. Creare vuol dire fare. Scrivere il proprio tempo vuol dire fare il proprio tempo.

Ciò ci permette di concepire la scrittura nella sua accezione concreta e non aerea. Imparare a scrivere, secondo questa accezione, significa imparare a creare e, nel caso specifico del fattore tempo, significa imparare a organizzarlo meccanicamente.

Attenzione, però. Per “meccanicamente” non intendo un’azione automatica, bensì quello a cui mi riferisco è il “meccano”. Un vero e proprio gioco, che partendo da singoli elementi ci offre la possibilità di scomporli e ricomporli, scombinarli e ricombinarli, di allenarci e di esercitarci.

A cosa? Alla ricerca costante di un equilibrio che non è statico, bensì dinamico.

È del tutto impensabile, se non addirittura inutile, tendere a un equilibrio statico e inamovibile. Ognuno di noi è continuamente sottoposto a stimoli, interni ed esterni. Questi stimoli, siano essi forze positive o negative, ci spingono a destabilizzarci fino a determinare una condizione perenne di disequilibrio.

Ecco, allora, che chi tende a un equilibrio statico, di fatto è sconfitto in partenza, con tutto ciò che ne deriva in termini di disillusione, demotivazione, frustrazione, insuccesso ovvero incapacità di realizzare concretamente ciò che si desidera.

Quando l’equilibrio statico si rompe, di fatto si rompe irrimediabilmente, eppure di solito ciò a cui si tende è a ricostruirlo nuovamente, a ricostruire proprio quell’esatto equilibrio che era stato conquistato, e tutto ciò necessita di uno sforzo che è sempre maggiore al precedente.

La scrittura, invece, ci insegna a tendere a un equilibrio dinamico, che per sua stessa natura ammetta il disequilibrio, che alla “rottura” sostituisca le “oscillazioni” e che alla “conquista di un equilibrio” preferisca la continua “costruzione di nuovi equilibri”.

La scrittura, in altre parole, ci insegna che l’equilibrio si crea continuamente, non si conquista una volta per tutte. Scrivere è un esercizio, infatti, è un processo che ammette la riscrittura.

Questi princìpi possiamo applicarli all’organizzazione delle nostre giornate private e pubbliche, attraverso un metodo che non è né noioso né pedante, ma creativo e del tutto naturale, perché la scrittura creativa come atto fisico ci permette sempre di collegare corpo, mente e anima.

Ma come applicare tutto questo alle nostre giornate?

Se vuoi saperlo, scrivimi su mauro@lifeworkbalance.it